Intolleranze alimentari

Cosa sono.

Le intolleranze alimentari sono una reazione di natura tossica ad alcuni nutrienti e/o alimenti, che, contrariamente a quella delle allergie, è una reazione lenta e progressiva. Essa non è mediata dal sistema immunitario e dalle IgE (immunoglobuline di tipo E), che sono invece coinvolte nelle allergie alimentari. Un’ipotesi etiopatogenetica vorrebbe queste sindromi d’intolleranza legate ad una reazione mediata dalle IgG (Immunoglobuline di tipo G), il che giustificherebbe l’esame ematico del dosaggio delle IgG, verso alcuni nutrienti, come indice di tossicità. Ma questa ipotesi diagnostica non è stata validata scientificamente, stante la difficoltà di uno studio prospettico controllato, soprattutto per la varietà e poliedricità della sintomatologia, che determinano un bias nel creare parametri valutativi oggettivi. Da qui la difficoltà ad effettuare una diagnosi certa e una diagnosi differenziale con sintomatologie simili, come le allergie alimentari, in particolare quella al frumento, e la celiachia.

Sintomi poliedrici

Sintomi poliedrici

Epidemiologia

La problematica delle intolleranze alimentari non è di poco conto, se si considera che studi europei stimano una percentuale di incidenza nella popolazione generale intorno al 13% nei bambini e al 10% negli adulti. Inoltre si consideri che tali numeri sono certamente per difetto, poiché esistono forme incerte o forme di sovrapposizione sintomatologica con la celiachia vera e propria, con la sensibilità non celiaca al glutine, con l’allergia al frumento, con le allergie alimentari in senso esteso e con le malattie funzionali dell’apparato digerente.

La storia

Il Medico dell’antica Grecia Ippocrate parlava di malesseri legati all’ingestione di latte di mucca e questo dimostra che il problema è molto antico.

Ippocrate

Ippocrate

Le reazioni avverse al cibo costituiscono un problema non ancora risolto della Medicina: infatti, in alcuni casi, non sono chiari i meccanismi patogenetici e c’è incertezza sulla sintomatologia clinica, sulla diagnosi e sui test che vengono utilizzati per effettuarla. Il mondo della ricerca gastroenterologica ha dimostrato la grande diffusione di questi disturbi e il loro impatto sociale; e studia, con le più moderne tecnologie a disposizioni, le possibili cause. Le Ditte Farmaceutiche seguono queste ricerche, anche per i possibili ed evidenti risvolti economici di profitto che ne potrebbero derivare.

L’American Academy of Allergy Asthma and Immunology ha proposto una classificazione che utilizza il termine generico “reazione avversa al cibo”, distinguendo poi tra allergie e intolleranze: le allergie sono mediate da meccanismi immunologici; nelle intolleranze, invece, la reazione non è provocata dal sistema immunitario.

Una classificazione simile, proposta dalla European Academy of Allergology and Clinical Immunology, introduce la distinzione tra reazioni tossiche e non tossiche. Le reazioni tossiche, o da avvelenamento, sono causate dalla presenza di tossine nell’alimento e dipendono esclusivamente dalla quantità di alimento tossico che viene ingerito; un tipico esempio di reazione tossica è l’avvelenamento dovuto all’ingestione di funghi. Le reazioni non tossiche, invece, dipendono dalla suscettibilità dell’individuo e si suddividono in allergie e intolleranze.

Quindi: Reazioni avverse al cibo = a) tossiche b) non tossiche = b1) allergie; b2) intolleranze. Questo è uno schema molto semplificato.

L’intolleranza è una reazione dell’organismo a cibi comuni, innocui per la maggioranza delle persone sane, che, nel Paziente intollerante, sono uno stimolo tossico, capace di determinare numerosi sintomi. Per dare questi effetti, tali nutrienti devono essere assunti a lungo e in quantità elevate, creando una sorta di accumulo, che dà luogo ai vari disturbi. L’organo coinvolto in questo processo è in primo luogo l’intestino, che recepisce alcuni cibi come “tossici” e scatena reazioni infiammatorie. Queste, ripeto, non sono mediate dal sistema immunitario allergico, e in ciò sta la differenza con le allergie.

Spesso i Pazienti accusano disturbi per anni, provando ogni tipo di cura, senza accorgersi che tutto può dipendere da un certo nutriente, non gradito al loro metabolismo.

I sintomi sono i più svariati, cefalea, sonnolenza, ansia, stipsi, gonfiori, infezioni

ricorrenti e persistenti, capogiri, stanchezza cronica, dermatiti, improvvisi cambiamenti di peso, astenia, insonnia, forme lievi di depressione.

La stanchezza cronica è a sua volta una patologia

La stanchezza cronica è a sua volta una patologia

Alcuni nutrienti possono essere responsabili, a seconda del Paziente, sia di forme d’intolleranze che di allergia, determinando allergie in uno e intolleranze in un altro.

Se i sintomi sopraggiungono dopo ingestione ripetuta e continuata di nutrienti come il grano, i latticini, le uova, ecc. …, si parla senza di dubbio d’intolleranza. Le manifestazioni ricordano le allergie alimentari, ma, il fatto che i disturbi sopravvengano dopo lunga esposizione alla sostanza, permette di fare diagnosi differenziale. Ma le stesse sostanze citate ad esempio possono, in altri soggetti, determinare reazioni allergiche con il coinvolgimento delle Immunoglobuline di tipo IgE.

Inoltre, mentre per le reazioni immunomediate, vale la legge del tutto o nulla, perchè, almeno in linea teorica, nelle allergie propriamente dette (non nelle pseudo-allergie ), la reazione del Paziente non dipende dalla quantità dell’alimento assunto, ma basta il contatto, anche minimo, con il nutriente, che ha precedentemente sensibilizzato il Paziente.

Nelle intolleranze, invece, la quantità di cibo introdotta è direttamente correlata all’evento avverso.  Si pensi all’intolleranza al lattosio e alle domande che spesso lo Specialista si sente rivolgere, circa la presenza di eccipienti, in alcuni medicinali. La quantità minima, utilizzata per quel fabbisogno, nella stragrande maggioranza dei casi, è ininfluente ai fini di una reazione avversa. Viceversa, nel caso di un’allergia, anche una minima quantità di allergene può scatenare tutta la cascata immunitaria dell’allergia.

Nell’ampia definizione di reazioni avverse agli alimenti, rientra qualsiasi fenomeno anomalo, correlato all’introduzione nell’organismo di cibi o sostanze in essi contenute, come conservanti e coloranti. Questi fenomeni anomali possono essere definiti come tossici o non-tossici.

Conservanti alimentari

Conservanti alimentari

Reazioni tossiche: sono quelle che interessano tutti gli individui e sono dipendenti dalla dose del tossico ingerito. Il problema si verifica solo se si assume una certa quantità dell’alimento.

Reazioni non-tossiche: sono quelle che interessano solo alcuni soggetti e possono essere indipendenti dalla dose (allergie alimentari) o dipendenti da questa (intolleranze). A loro volta, le reazioni non tossiche si dividono in:

reazioni ad origine immunologica: la vera “allergia alimentare”;

reazioni ad origine non immunologica: le cosiddette “intolleranze alimentari”.

Il termine “intolleranza” si riferisce all’incapacità, per certi individui, di “tollerare” l’introduzione di un dato alimento, in termini biochimici o metabolici e questi meccanismi non hanno nulla a che fare con le funzioni del sistema immunitario. Tre sono le possibili cause delle reazioni da intolleranza alimentare:

  • mancanza parziale o totale degli enzimi che servono a digerire e processare quello specifico nutriente: per esempio, carenza relativa o assoluta di lattasi nell’intolleranza al lattosio;
  • esagerata reattività biochimica e metabolica a molecole presenti in determinati alimenti; è questo il caso, per esempio, della molecola denominata tiramina, presente nei formaggi stagionati, che provoca la comparsa di cefalea in individui intolleranti nei suoi confronti;
  • una terza categoria di reazioni agli alimenti, non-tossiche e non mediate dal sistema immunitario, si definisce idiopatica, in quanto non è possibile individuare i meccanismi che la provocano.

Le intolleranze da carenze di enzimi sono le più frequenti reazioni non-tossiche non-immunomediate. Il tipo più diffuso è l’intolleranza al lattosio, uno zucchero presente nel latte. Essa è dovuta alla carenza di un enzima, chiamato lattasi, che serve a processare il lattosio. La mancata metabolizzazione di questo zucchero determina i sintomi di gonfiore, flatulenza, dolore addominale, diarrea osmotica. La funzione immunitaria non è chiamata in causa e l’entità dei disturbi è direttamente proporzionale alla quantità di lattosio ingerita e inversamente proporzionale alla quantità di lattasi, sulla quale l’organismo può fare affidamento.